Di ritorno.
Ho ancora addosso le sensazioni del viaggio...le emozioni per una partenza fortemente voluta...
Un viaggio che mi ha fatto scoprire la piacevolezza di una compagnia che era sempre stata virtuale. La mia compagna di viaggio non poteva essere migliore. Nessuna delle due si è dovuta adeguare all'altra...è stato naturale vivere la vacanza nello stesso modo per entrambe.
Ho ancora negli occhi la ribeira di Porto, con i suoi palazzi tutti attaccati affacciati sul fiume, con i suoi ponti così diversi tra di loro, discordanti, con i suoi palazzi decadenti, le finestre rotte, con quell'aria trasandata che dava un senso di decadenza.
Rivedo i vicoli dell'Alfama lisbonese, con i panni appesi, le viuzze strettissime con i tram che arrancavano tra discese e salite.
I sapori, l'odore del mare, le persone che stentavano a capirci, ma ci capivano e ci aiutavano. La sensazione di una buona stella che ci ha sempre guidato. Le risate, di pancia, quelle sane, quelle vere, avulse dai problemi rinchiusi a chiave e dimenticati per una settimana.
Mi immergo con la mente in fondo all'oceano dell'oceanario e riprovo quella sensazione di stupore, di meraviglia, come quella dei bambini di fronte agli animali. Rivedo scorrere squali e murene, pesci palla e pesci pappagallo. Rivedo le nostre valigie, il volo e noi e scoprirsi più simili di quel che sembrava eppure così differenti.
E poi oggi, il rientro, la sorpresa di un incontro inaspettato, dopo anni di silenzi. Le foto di bimbi e famiglia, i racconti e la soddisfazione di quanto costruito...eppure quella inquietudine intravista e la necessità di evasione tipiche di chi conoscevo c'erano ancora. Io mi sono sentita cresciuta, adulta e mi è stata riconosciuta la mia sicurezza, il mio essere andata per la mia strada comunque e nonostante tutto e tutti. Strano come non provassi altro che curiosità nel capire come potesse una persona essere ormai tanto estranea.